Aipoly, premiata un’app italiana al CES di Las Vegas

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Un altro esempio brillante dell’eccellenza italiana. Al CES 2017 di Las Vegas, in corso dal 5 all’8 gennaio, è stato premiato un italiano, Alberto Rizzoli, per un’app che ha creato. Alberto, figlio dell’editore Angelo Rizzoli, ha creato un’app per ipovedenti nella Silicon Valley: Aipoly. E la sua idea è subito piaciuta a tutti.

Alberto ha solo 23 anni, vive in Silicon Valley e ha creato un’app che scatta una foto agli oggetti, la invia a un database che la analizza e la rimanda al mittente con un audio che descrive il soggetto dell’immagine. Un’idea semplice ma geniale per aiutare gli ipovedenti e i non vedenti a muoversi nel mondo di oggi. La sua invenzione ha vinto il Best Innovation Award nella categoria Accesible Tech al Ces 2017, la fiera più importante per chi ama l’elettronica e la tecnologia.

“Con Aipoly i ciechi possono esplorare una stanza nuova, trovare oggetti e utilizzare bagni pubblici con maggiore igiene. Presto potranno riconoscere gli oggetti del supermercato” racconta Alberto, che ha creato Aipoly con lo svedese Simon Edwardsson (27) e l’australiana Marita Cheng (27).

L’idea è nata mentre i tre stavano studiando alla Singularity University, un istituto e incubatore d’impresa, su come migliorare la vita ai 285 milioni di ipovedenti che ci sono nel mondo. I ragazzi hanno approfondito l’intelligenza artificiale al NASA Ames Research Park grazie a una borsa di studio sponsorizzata da Google, e hanno deciso poi di utilizzare questa tecnologia per chi ne aveva più bisogno. I risultati nel riconoscimento di oggetti da parte dei computer aveva iniziato a dare risultati migliori di quelli umani.

La app Aipoly è già disponibile gratis sull’App Store in beta. Pian piano, comprenderà più oggetti da riconoscere, una versione Android e tante funzionalità aggiuntive in un’opzione a pagamento. Ma come ha fatto Alberto a realizzare la sua idea, dal punto di vista economico? “La Singularity University ha stanziato 2mila dollari, con cui abbiamo costruito il prototipo e vinto premi internazionali che hanno sostenuto lo sviluppo degli ultimi 10 mesi”.

Sicuramente non sono mancate le difficoltà: ad esempio, va considerato che Aipoly utilizza una tecnologia molto avanzata che tende a rivoluzionarsi ogni due settimane. “Aipoly Vision al momento conta 100mila utenti e ogni giorno riceviamo richieste per nuove funzionalità”, continua Alberto, che pensa in grande. Infatti, le applicazioni di Aipoly possono essere moltissimo. In Giappone, l’app è già utilizzata per imparare l’inglese: si punta il telefono sugli oggetti e si sente la traduzione. Ma Alberto vuole arrivare anche alla diagnosi di alcune gravi malattie tumorali, grazie proprio all’intelligenza artificiale.

Sicuramente, essere “figlio di” all’estero non ha aiutato Alberto, che si è mosso con le sue sole capacità: “Aipoly è stata fondata negli USA da un italiano, uno svedese e un’australiana. Nessuno sapeva chi io fossi. Ora sono in Australia, dove abbiamo vinto il premio Anthill Smart 100 dedicato all’innovazione. Qui il mio cognome non significa nulla, molti pensano che io sia messicano o spagnolo. Ciò che conta è l’educazione che mi hanno potuto dare i miei genitori: pochi possono permettersi di studiare all’estero”.

 

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Valeria Martalò

Blogger e Web Writer. Racconta, su Quintuplica, le storie vere di chi ha cambiato vita, grazie a una nuova professione o avviando un'attività.

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