Il coaching: un lavoro sempre più richiesto

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Se non avete mai sentito parlare del coaching, siete in buona compagnia: in Europa, secondo gli ultimi sondaggi, il 51 per cento degli intervistati ha risposto che non sa di cosa si tratti. Eppure il coaching è un business ormai mondiale, da due/tre miliardi di dollari all’anno e che in Italia sta crescendo moltissimo (attualmente ci sono circa 2.000 professionisti coach nel nostro paese).

Un settore ancora acerbo, ma promettente: sicuramente sarà un’area tra quelle di maggiore sviluppo del prossimo decennio. Il coaching è una professione che aiuta privati e imprese a migliorare le proprie strategie. Si può rivolgere a manager, professionisti, artisti o sportivi. C’è un coach per ogni professione, insomma.

Il coach è a volte considerato come un vero e proprio guru, come Anthony Robbins, americano, che ha avuto tra i suoi cliente il campione di tennis Andre Agassi, Nelson Mandela e anche Bill Clinton. Uno dei coach italiani più di successo è invece Claudio Belotti, che si è formato negli Stati Uniti proprio con Anthony Robbins. A lui si rivolgono di solito persone che vorrebbero stare meglio, magari proprio nel momento in cui hanno raggiunto un obiettivo.

Claudio, tra le altre cose, si occupa di coaching in azienda, coaching one to one, allenamento mentale per sportivi, interventi in convention, formazione su misura in azienda e così via. Per quanto riguarda il business coaching, Belotti si occupa di affiancare Dirigenti e Leader aziendali per migliorare la loro performance o le cosiddette soft skills (comunicazione, leadership, problem solving, team building, delega, coaching skills, e così via), aiutare il Board a definire Vision, Mission, Valori e Obiettivi strategici, aiutare a diventare leader migliori, oltre a gestire conflitti e negoziazioni difficili.

Trasformare un gruppo in una squadra coesa è uno dei compiti più difficili, ma di maggior soddisfazione.

Un’altra coach italiana è Carla Benedetti, che ha lavorato per anni nel settore delle risorse umane e che poi ha scoperto il coaching. Per lei, “il coach aiuta a eliminare le sovrastrutture per arrivare all’essenza dell’individuo”. Carla Benedetti oggi lavora con Manager, Professionisti e Privati che desiderano migliorare sia la performance che la qualità della vita per una piena realizzazione, attraverso lo sviluppo personale. Ha creato nel 2007 Studio Coach, che oggi collabora con società di consulenza italiane e internazionali. Si rivolge a Imprese e Privati, svolge attività di ricerca nei settori dell’innovazione per progetti di social coaching a sostegno del territorio, e tanto altro ancora.

Ma come si diventa coach? Non è un mestiere che si impara in università, anche se la maggior parte dei coach italiani è laureato – di solito in Economia, Giurisprudenza, Scienze politiche, Ingegneria, Filosofia, come ha affermato di recente una ricerca dell’Università Bicocca di Milano.

In Italia quasi il 90% dei coach sotto i 55 anni è donna. Non ci sono requisiti minimi per diventare coach, ma avere un master aiuta, magari accreditato dalla International Coach Federation (Icf), la più importante associazione di coach al mondo, che ha contato 25 mila soci nel 2015.

Chi si rivolge ai coach? Soprattutto middle manager ed executive, ma esistono anche i privati che chiedono un aiuto per una crisi di coppia, e qui si parla di life coaching.

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Valeria Martalò

Blogger e Web Writer. Racconta, su Quintuplica, le storie vere di chi ha cambiato vita, grazie a una nuova professione o avviando un'attività.

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