Crowdfunding: cos’è e come funziona

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Cos’è il crowdfunding, la raccolta fondi online di cui oggi si sente tanto parlare, e come lo si può sfruttare per mettere in piedi un business di successo? Proviamo a spiegarvelo con un esempio. Marc e sua moglie Pamela hanno un sogno: costruire un ristorante sull’acqua. Lui è uno chef francese stanco delle cucine d’Europa, che decide di mollare tutto e partire per il Sudafrica. Ma l’oceano non è adatto al progetto, le onde sono troppo pericolose per installare un locale. La coppia gira tutto il continente, finché arriva sul lago Kivu, in Ruanda. Ottenuti i permessi dal governo, i due scelgono il nome, King Kong, ma servono 15 mila euro. Mettono un annuncio su Kickstarter, una delle piattaforme che promuove i progetti in cerca di finanziatori.

Funziona così: i due mettono un annuncio dettagliato con un video che spiega la loro idea, per convincere gli utenti a donare una cifra, che può andare da pochi euro a tante migliaia. La raccolta fondi è un sistema complesso, ma di solito funziona. Alla base c’è un principio meritocratico che spesso, nella vita reale, non esiste.

Le regole di Kickstarter (piattaforma nata negli USA nel 2009) sono semplici: si pone un obiettivo economico e una scadenza a un progetto. Chi decide di offrire lo fa in cambio di una ricompensa, ma le offerte sono solo una promessa, i soldi partono se lo scopo alla fine viene raggiunto. Le proposte di progetti sono tantissime: si va da chi chiede soldi per realizzare un viaggio-reportage dalle Alpi alla Normandia, chi vuole lanciare dei nuovi cracker, chi lancia un progetto contro il bullismo, chi vuole ristrutturare una chiesa.

Il crowdfunding è oggi utile sia per chi ha delle idee e dei progetti, sia per chi vuole scegliere come investire il proprio denaro. Esistono diverse tipologie di donazioni: c’è quella che prevede una ricompensa, che in genere è il prodotto che si sostiene, poi c’è il “donation based“, modello utilizzato dalle organizzazioni no profit, senza ricompensa; quello “lending based“, cioè microprestiti tra privati a interessi bassi; l'”equity based“, ovvero in cambio del finanziamento è prevista la partecipazione al capitale sociale dell’impresa, e quello ibrido, basato su più modalità di finanziamento. Ognuno può scegliere la modalità che preferisce, senza limitazioni.

Gli specialisti concordano: il crowdfunding è il futuro, sebbene in Italia questo modello stenti a decollare. Negli ultimi due anni, infatti, da noi sono stati raccolti solo 2 milioni di euro. Il motivo? La burocrazia, i troppi appuntamenti dal notaio e anche una diffidenza nei confronti dei pagamenti on line da parte degli italiani. “Ciò che manca in Italia sono storie di successo”, racconta Claudio Bedino, fondatore e amministratore delegato di Starteed, una delle piattaforme di raccolta fondi più attive, “gli imprenditori devono capire che non hanno a che fare con le banche alle quali basta il business plan, qui si toccano corde emotive”.

Con il giusto impegno, però, il modello di raccolta fondi online può sfondare anche da noi. Ne sono convinti i tanti startupper che proprio così hanno cominciato a fare impresa e innovazione, e che da lì sono partiti per creare qualcosa che prima non esisteva.

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Valeria Martalò

Blogger e Web Writer. Racconta, su Quintuplica, le storie vere di chi ha cambiato vita, grazie a una nuova professione o avviando un'attività.

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