Intervista Mimi de Maio: Flash mob e Social per i musicisti 3.0

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Mimì de Maio è un giovane artista considerato tra le realtà cantautorali più promettenti del sud Italia.

La sua storia è la dimostrazione tangibile di come sia possibile tradurre in realtà un sogno in cui si crede davvero e al quale si consacra tutto il proprio entusiasmo e talento..

 

Dopo alcune esperienze teatrali, hai iniziato a girare il mondo accompagnato dalla tua chitarra e da una valigia di canzoni, esibendoti anche come artista di strada in Spagna, Francia, Inghilterra, Stati Uniti, Tunisia e Egitto. Cosa ha segnato il passaggio dal teatro alla musica?

In realtà la musica c’è sempre stata. Ho attraversato e continuo ad attraversare tante fasi diverse che affiancano comunque l’unica certezza: la musica appunto. Sono un gran curioso e mi piace approfondire campi e settori apparentemente diversi. Il teatro è stata una parentesi mai chiusa definitivamente.

 

La tua musica è stata molto apprezzata da Lucio Dalla e premiata con riconoscimenti prestigiosi. Nel 2009 fondi la tua etichetta discografica indipendente, ma è solo nel 2010 che avviene la svolta significativa con il tuo primo disco…

Diciamo che è stato il frutto di 10 anni di esperienze. “Gente luci e zuccheri filati” ha raccolto alcune delle canzoni nate tra i banchi di scuola fino ad arrivare ai brani più recenti, scritti a produzione iniziata. E’ stata una grande vincita riuscire a realizzarlo, vederlo arrivare nei negozi, portarlo nelle strade grazie al flash mob. Posso dire che quel lavoro mi ha cambiato la vita.

 

Una gran bella soddisfazione poi, vedersi riconoscere la validità del proprio talento da un grande della musica come Jovanotti al quale avevi dedicato la cover “Tutto l’amore che ho”! Ma sembra non bastare per raggiungere il meritato successo…

Il successo in rete è diverso da quello televisivo. Mentre quest’ultimo riesce a portarti nelle case di tutti in un unico picco, quello web è costituito da tanti picchi più lievi ma costanti (se ti dai da fare). Caratterialmente preferisco una dimensione web di crescita costante ma equilibrata. Ho molta paura di un sovraesposizione improvvisa. La mia natura da “artigiano di sogni” mi spinge a costruire i progetti un tassellino alla volta e a seguire in prima persona tutte le fasi (seppur in alcuni casi delegate). Credo molto nella sincerità e nel rispetto e cerco di mantenere il contatto diretto con tutti coloro che mi stimano. Così sono riuscito a convincere migliaia di persone a seguirmi nel flash mob ed aiutarmi a aumentare la richiesta di dischi nei negozi. Nessuna strategia particolare quindi, solo tanta sincerità.

 

Una tappa significativa del tuo percorso è stata rappresentata appunto dal connubio tra promozione sui social network e iniziative di flash mob. Hai dimostrato un’estrema attenzione alle dinamiche più moderne dell’auto promozione nel web… nonostante i meccanismi contorti delle case discografiche…

Il web e le mobilitazioni spontanee credo siano l’unica e vera rivoluzione artistica e sociale dei nostri tempi. I flash mob hanno cambiato la mia vita regalandomi tappe inaspettate. Fino a qualche anno fa non avrei mai immaginato di pubblicare un libro che parla di rete e flash mob, né di essere nominato “Cultore della Materia” all’università Cattolica di Milano, né tante altre frontiere inaspettate.

 

Il tuo cammino artistico va di pari passo con una profonda attenzione al sociale: sei membro attivo dell’Unicef e porti avanti un progetto di riabilitazione sociale presso il carcere di Nisida. Hai dimostrato che le gratificazioni non sono soltanto legate al guadagno nella vita e che aiutare chi è meno fortunato, può rivelarsi un’esperienza che arricchisce, non è vero?

Nello spettacolo “Marialuna” con i ragazzi di Nisida recito anche io! Vedi, l’unica mia ambizione è lavorare sempre a progetti e battaglie nuove. Nella vita ho avuto tutto quello che si può desiderare, la salute e una bella famiglia innanzitutto. Il resto serve ad occupare il tempo in questo passaggio terreno. Poter contribuire ad alleggerire le sofferenze altrui o migliorare le condizioni di vita di chi è meno fortunato mi gratifica, soprattutto quando lo faccio lontano dai riflettori. Anche nella beneficenza c’è una triste gara al presenzialismo, dinanzi al quale io mi tiro indietro.

 

Talento, passione, autopromozione, sono gli ingredienti segreti del tuo successo. Alla luce della tua esperienza personale quale consiglio daresti ai nostri lettori per convincerli che vale sempre la pena di dare il meglio di sé per raggiungere gli obiettivi in cui credono?

Mah… forse direi loro di non ascoltare troppo i consigli! Spesso l’idea che può veramente cambiare la vita è la meno condivisa da tanti. Allo stesso modo suggerirei loro di cercare dei modelli, dei Maestri. Si possono incontrare a scuola come all’università, ma anche in una vecchia bottega. Un saluto a tutti gli amici di Quintuplica!

 

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Giorno dopo giorno setaccio il web, alla continua ricerca di nuove nicchie di mercato e casi studio interessanti.

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