La storia di Selene Biffi, cantastorie in Afghanistan

Articolo scritto da -

Selene BiffiSelene Biffi vuole cambiare il mondo, e sa come farlo, un passo alla volta. Selene ha 34 anni e coraggio da vendere: sin da giovanissima è stata imprenditrice, e ora vive in Afghanistan dove ha aperto una scuola per cantastorie.

Dieci anni fa è partita da Monza, laureata alla Bocconi. Ha creato una sua onlus, Plain Ink, è diventata un’imprenditrice sociale e di recente ha vinto in India il Mother Teresa Award, un riconoscimento assegnato tra gli altri al Dalai Lama, Malala e a Medici senza frontiere. È la prima italiana a ricevere questo premio, per il suo impegno nell’istruzione dei bambini afghani, a cui lei vuole garantire un futuro e una vita diversa da quella che vivono ora.

La soddisfazione più grande di Selene “è quella di vedere un sogno realizzato. Volevo creare opportunità per i ragazzi afghani, quando tutti mi dicevano che in realtà la mia era una missione destinata al fallimento. Si può creare speranza, lavoro e futuro in molti modi diversi”.

Selene, per realizzare il suo sogno, 2005 è entrata nel social business con Youth Action for Change, un’organizzazione non profit che insegna a 4.000 ragazzi in 130 Paesi del mondo. È stata poi consulente dell’Onu ed è partita per Kabul: qui è scampata a un attentato, e ha deciso di fondare la sua personale Onlus. Ha investito 40mila euro, denaro vinto con il Rolex Award for Entreprise.

La sua idea era rivoluzionaria: creare una scuola per cantastorie a Kabul, intitolata “The Qessa Academy”. Il perché ce lo spiega lei stessa: “In Afghanistan 7 persone su 10 non sanno né leggere né scrivere. I cantastorie sono figure molto rispettate perché si occupano di tramandare le tradizioni di un Paese che vive un conflitto perenne. L’accademia realizza corsi nei quali saranno prodotti fumetti e sussidiari che, oltre a preservare la storia nazionale, trasmettono messaggi utili ai giovani in modo semplice su tematiche come la sicurezza alimentare e la salute pubblica. Ma anche su come costruire case antisismiche, apprendere le lingue ecc.”.

Si tratta insomma di un grande progetto, di istruzione e di percorso per la vita. Selene racconta che avrebbe potuto creare una normalissima scuola di insegnamento, ma ha preferito aiutare la gente a proporre soluzioni alle problematiche del proprio Paese attraverso il patrimonio culturale. Solo creando posti di lavoro per i giovani, rivitalizzando la cultura storica e il patrimonio orale, infatti, Selene pensa che si possa davvero cambiare il futuro dei bambini che nascono e vivono a Kabul.

Sicuramente, la vita in zona di guerra non è facile, e sono stati tanti i momenti di scoraggiamento, ma Selene è andata avanti. “C’è stato un momento in cui ho detto basta, volevo prendere il primo aereo e tornare in Italia. Una notte, nella casa dalle pareti di fango dove vivo, la stufa non funzionava più. Era una notte d’inverno, con dieci gradi sotto zero. Volevo scappare. Ho dormito con il cappotto. La mattina dopo ero già vestita, ho messo gli stivali e sono andata a lavorare. C’era ancora tanto da fare”. Ecco dunque un’altra bella storia di successo e di imprenditoria, questa volta legata anche al mondo del non profit e dell’aiuto umanitario.

Commenta Qui sotto

Valeria Martalò

Blogger e Web Writer. Racconta, su Quintuplica, le storie vere di chi ha cambiato vita, grazie a una nuova professione o avviando un'attività.

Condividi!

Condividi questo post con i tuoi amici!