I nuovi agricoltori italiani sono giovani e laureati

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Cambiando la loro vita cambiano anche la terra su cui lavorano; sono laureati, giovani e utilizzano le ultime tecnologie e i droni per fare il lavoro più antico del mondo: l’agricoltore.

Sono oggi 50 mila i coltivatori diretti under 35 in Italia, una nuova generazione di giovani agricoltori che, per metà, sono anche dotati di laurea. Spesso si trovano a lavorare la terra come prima esperienza, a volte si tratta dell’eredità di famiglia. Ma in ogni caso aumentano sempre di più. Nel secondo trimestre di quest’anno, grazie ai dati di un rapporto realizzato dalla Fondazione Symbola e da Coldiretti, possiamo dire che oltre tremila aziende agricole sono state fondate da giovani. Una su tre delle imprese nate nello stesso periodo.

“Non si tratta di un ripiego per la mancanza di altro lavoro, ma di una vera e propria scelta”, afferma Maria Letizia Gardoni, 28 anni, responsabile di Giovane impresa di Coldiretti. I giovani si avvicinano al mondo rurale “perché è caratterizzato da una estrema concretezza. Il mestiere del contadino dà riscontri immediati, vedi subito i risultati”. Hanno voglia di tornare alla concretezza e alla terra, dunque, i giovani agricoltori italiani. E circa l’80% di loro si dice felice di coltivare la terra, magari usando le ultime tecnologie.

C’è chi ad esempio usa dei software per gestire le stalle e garantire la tracciabilità, o chi fa volare i droni per monitorare i vigneti. L’innovazione oggi è più importante che mai, anche e soprattutto in agricoltura.

Ecco qualche storia di successo di giovani agricoltori italiani: Lucia Marascio, laureata in dietetica, gestisce in Calabria l’azienda agricola “Muscolo di grano”. Ha lanciato sul mercato un prodotto del tutto nuovo, fatto di legumi e grano che però sembra carne: “Le nostre imprese sono piccole ma sappiamo unire creatività e imprenditorialità. E poi facciamo rete, ormai anche in Calabria noi giovani agricoltori siamo migliaia”.

L’idea di Lucia è stata rivoluzionaria: il suo muscolo di grano ha pelle, nervo e fibra, come un taglio di manzo, ma è fatto soltanto di farina di frumento e legumi. Viene trasformato, messo sottovuoto e pastorizzato. Lo si può conservare a lungo fuori dal frigorifero e fare impazzire gli invitati a cena, soprattutto se sono vegetariani o vegani.

A Milano, invece, troviamo Guglielmo Stagno D’Alcontres, 28 anni, che dopo aver studiato alla Bocconi ha realizzato il suo sogno: oggi produce fragole e frutti di bosco in grandi serre coperte da tetti fotovoltaici, fornendo energia pulita alla sua azienda e anche a una comunità di 5000 persone. Vende i suoi prodotti con lo street food, con dieci dipendenti fissi e una ventina di Apecar: “Oggi fatturiamo più di un milione di euro e siamo tutti giovani. Ci crede? Nessuno di noi supera i 32 anni”, dice Guglielmo.

Anche Guglielmo sfrutta bene la tecnologia: ogni vaschetta di fragole è etichettata in modo tale che il consumatore – tramite QR Code – possa ottenere tutte le informazioni relative a quei frutti (la tipologia di frutto, la sua descrizione e da chi è stato raccolto). Delle storie che dimostrano come, anche nel mondo dell’agricoltura, si possa fare innovazione.

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Valeria Martalò

Blogger e Web Writer. Racconta, su Quintuplica, le storie vere di chi ha cambiato vita, grazie a una nuova professione o avviando un'attività.

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