Orange Fiber: il tessuto realizzato con la buccia d’arancia

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orangemondocover-mpf3r0cb34043n6p947sb8vur58okwvbprr1votu48Quando si parla di “buccia d’arancia” le donne storcono il naso. La storia che stiamo per raccontarvi, però, non ha nulla a che fare con l’odiatissimo inestetismo che colpisce soprattutto la zona dei glutei. La buccia d’arancia e in particolare le fibre di scarto di questi straordinari agrumi possono infatti essere utilizzati per produrre un filato pregiato.

Adriana Santonocito ed Enrica Arena sono due siciliane arrivate a Milano per motivi di studio.  Adriana studiava moda ed era impegnata nella stesura della tesi basata proprio sui tessuti ricavati da fibre naturali tra cui mais, latte e pomodoro. Inevitabilmente ha pensato ai produttori di agrumi della sua adorata Sicilia e alla crisi del settore e ha pensato: «Perché non ricavare un nuovo filato sostenibile dagli scarti delle arance?». Ha iniziato a fare delle ricerche più approfondite e ha coinvolto anche Enrica che invece frequentava un master in Comunicazione Internazionale.

Dopo qualche tempo le due ragazze sono ritornate a casa e hanno creato una startup: Orange Fiber. Ci sono voluti due anni di lungo lavoro prima di depositare il brevetto ad agosto 2013. Il tessuto ricavato dalle fibre delle arance è simile alla viscosa e continua a fare incetta di premi. L’ultimo in ordine di tempo è stato conferito dall’Unece (United Nations Economic Commission for Europe), secondo cui la startup delle due siciliane è la più sostenibile a livello europeo.

Non avendo basi tecniche, le ragazze si sono rivolte ad un’esperta, Elena Vismara, prof. Di Chimica dei Materiali del Politecnico di Milano. La particolarità del prodotto finale è che rilascia degli oli essenziali che nutrono la pelle grazie a delle nanocapsule fissate nelle fibre. Il progetto è stato portato avanti con tanta determinazione e tra gli altri premi che ha ottenuto vi è anche il “Change Maker for Expo Milano 2015” grazie al quale la startup ha usufruito del programma di accelerazione.

Non solo voglia di fare impresa: il progetto è nato anche dall’attenzione alla sostenibilità delle due ragazze, dalla voglia di contribuire al riuso delle oltre 700 mila tonnellate di sottoprodotto che l’industria della trasformazione agrumicola produce in Italia e di combattere gli sprechi. “È stata in primo luogo la passione per la moda sostenibile a muovermi. Non solo: volevo creare un tessuto che facesse bene a chi lo indossasse. Orange Fiber rilascia oli essenziali di agrumi e vitamina C sulla pelle”, racconta Adriana. Capirete bene i benefici idratanti per la pelle di chi indossa questi vestiti.

E le due ragazze non si fermano qui, nonostante tutti i premi ottenuti, perché sono attualmente in contatto con alcuni brand di moda per lanciare la prima linea di abbigliamento con tessuti Orange Fiber. “Devono essere marchi che condividano con noi i valori alla base del nostro progetto: sostenibilità, made in Italy e benessere. Tra qualche anno ci auguriamo di aver consolidato la nostra presenza nel mercato dei tessuti innovativi e di iniziare una fase di internazionalizzazione del progetto. Quanto agli abiti, non li voglio disegnare io, voglio uno stilista! Noi il nostro grande obiettivo l’abbiamo già ottenuto”, dice Adriana.

Per maggiori informazioni, visitate il sito: http://www.orangefiber.it/

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Valeria Martalò

Blogger e Web Writer. Racconta, su Quintuplica, le storie vere di chi ha cambiato vita, grazie a una nuova professione o avviando un'attività.

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