Portare l’olio italiano nel Golfo Persico, mollando tutto

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Dubai offre moltissimo, oggi, agli italiani che vogliono mollare tutto, dimenticare la burocrazia italiana e magari mettersi in proprio con un’idea di successo. Dubai, una metropoli nel deserto che offre stipendi da favola, un clima ottimo, mare e servizi di prima qualità. Certo, non è un luogo per tutti, ma solo per chi è altamente specializzato, ha voglia di fare e non si lascia abbattere dalle inevitabili difficoltà.

Oggi vi raccontiamo la storia di Giacomo Bernardelli, 36 anni, romano, che vive a Dubai da 11 anni, e dove ha fondato nel 2010 Casinetto, un’attività dedicata all’import di alimenti italiani. “Sono venuto qui per conto della banca londinese per cui lavoravo. Subito ho percepito una forte energia e un enorme potenziale economico: le opportunità erano ancora più promettenti di quelle di Londra o Roma. Non avevo responsabilità familiari e avevo già accumulato risparmi da investire, così ho deciso di concretizzare una mia aspirazione: avere un’attività”, racconta Giacomo.

Il primo tentativo del giovane italiano univa il noleggio auto a messaggi promozionali, ma non ha avuto fortuna: così Giacomo ha dovuto lasciar perdere, soprattutto per mancanza di esperienza. L’idea buona poi gli è venuta parlando con un’amica, che gli ha suggerito di presentare ai ristoratori locali di Dubai l’olio prodotto in Italia da suo padre, un piccolo operatore. Oggi Giacomo propone 500 alimenti italiani e dà lavoro a 40 persone, contribuendo nello stesso tempo a far conoscere il Made in Italy in tutto il mondo.

Quali sono i vantaggi di vivere a Dubai? Giacomo non ha dubbi: “Non ci sono imposte, la contabilità è semplice: il commercialista non esiste. Inoltre le leggi sul lavoro consentono molta flessibilità nei confronti dei dipendenti. Qui è ancora possibile mettersi in proprio”. Un esempio? L’information technology riceve molti investimenti, ma l’importante è non improvvisare. Ecco perché Giacomo consiglia, prima di rischiare, di fare delle analisi, perché il successo non è scontato.

Sicuramente, a Dubai il costo del lavoro è alto. Non si può pensare di poter risparmiare sugli stipendi dei collaboratori: il personali qualificato è infatti retribuito con stipendi più alti rispetto a quelli italiani. E la burocrazia può richiedere purtroppo tempi lunghi quanto i nostri: “Ho dovuto aspettare due anni per poter costruire un magazzino. Affittarlo significava poter firmare contratti di affitto di un anno al massimo, con il rischio, ogni volta, di dover fare un trasloco”, continua Giacomo.

L’attività di Casinetto, poi, essendo al di fuori di una free zone, per legge richiede un partner locale, e trovarlo richiede tempo e fatica. Insomma, non è tutto oro quel che luccica. Anche i tassi di interesse per i prestiti alle imprese non sono bassissimi: si aggirano sul 17%, una percentuale poco vantaggiosa per un’azienda che vuole crescere. È anche difficile ottenere la cittadinanza, quindi gli stranieri si sentono sempre ospiti in casa d’altri. Non c’è una vita a misura d’uomo, perciò Giacomo sta anche lavorando a un nuovo progetto da realizzare in Italia.

Dubai è chiamata la Las Vegas araba, tra grattacieli e spiagge: è diventata ormai la meta di tanti italiani che vogliono investire su se stessi e cambiare vita, e Giacomo è tra questi. Gli italiani a Dubai sono tredicimila in possesso di visto, quasi diecimila i residenti in città. E tu, vuoi cambiare vita?

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Valeria Martalò

Blogger e Web Writer. Racconta, su Quintuplica, le storie vere di chi ha cambiato vita, grazie a una nuova professione o avviando un'attività.

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