Un italiano a capo del Tiger Lab: Federico Bosisio

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Chi non ha mai visitato un negozio Tiger? Si tratta di un franchising ormai presente anche in molte città d’Italia, che vende oggetti curiosi e particolari, tra tazze baffute, ombrelli luminosi, cuscini mai visti prima. Ma chi c’è dietro tanta fantasia? Il reparto design, ovviamente, che vede al suo capo un italiano.

Stiamo parlando di Federico Bosisio, bergamasco, 29 anni, da due anni a capo del Tiger Lab, il dipartimento di innovazione e design di Tiger. Tiger vende oggetti divertenti e a volte anche utili, coloratissimi e allegri, a prezzi più che convenienti e abbordabili per tutti. È questo il segreto del suo successo: convenienza, innovazione e distinzione. La multinazionale danese del design e dell’oggettistica a basso costo è oggi una realtà da mezzo miliardo di euro di fatturato, e 600 negozi in 28 paesi (80 solo in Italia) e 3.500 dipendenti.

Tiger vuole offrire ai suoi clienti soprattutto esperienze: “Esperienze da condividere con gli amici e i parenti, perché alla fine sono le esperienze e le relazioni a fare la felicità, e noi vogliamo rendere felici i nostri clienti”, racconta Federico Bosisio. Federico, quasi 40 anni, è erede di una dinastia di artigiani del gioiello, ed è stato chiamato due anni fa a Copenhagen per creare e coordinare il Tiger Lab, il dipartimento di innovazione e design del gruppo, insomma la fucina creativa dove si inventano gli oltre 300 nuovi prodotti che Tiger ogni mese immette sul mercato.

“Vogliamo offrire il miglior prezzo possibile, ma anche stupire i nostri clienti. La nostra forza sta nella velocità e nella distribuzione logistica. Il format espositivo e i prodotti sono gli stessi in tutto il mondo. Quello che ci distingue dagli altri però sono l’unicità e la cura del dettaglio”, continua Federico. A basso costo non significa, per Tiger, fatto male o difettoso, anzi. I principi che Federico segue nel suo lavoro e che cerca di trasmettere anche ai suoi creativi è di lavorare con passione, non avere paura di sbagliare e guardare tutto sempre da prospettive diverse.

Lo stesso spirito che animò, nel 1988, il fondatore del gruppo Tiger, Lennart Lajboschitz, che iniziò con una rivendita ambulante di cianfrusaglie, e poi nel 1995 aprì il suo primo negozio di articoli a 10 corone (“tier” in danese, da cui Tiger, l’equivalente di un euro circa).

Lasciò infine l’azienda che aveva creato, dopo aver ceduto la maggioranza delle sue quote a un fondo di investimento scandinavo. “Una tazza comprata altrove è un oggetto con una sua funzione. Da noi ha disegnati dei baffi. Strappa un sorriso, si accompagna a un’emozione”.

La parola d’ordine di Tiger e dei suoi dipendenti sembra essere “ottimismo“: un’allegria e una vivacità che hanno spinto il gruppo a crescere enormemente, aumentando il giro d’affari del 45% nell’ultimo anno. La previsione? Triplicare il numero di negozi entro il 2020.

Ecco un’altra bella storia di successo di un italiano che, partendo per l’estero, ha portato con sé tutto il suo bagaglio di innovazione e fantasia.

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Valeria Martalò

Blogger e Web Writer. Racconta, su Quintuplica, le storie vere di chi ha cambiato vita, grazie a una nuova professione o avviando un'attività.

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